PRENTAZIONE A CURA DI di Julia Stepanez
Principale collaboratore scientifico
del Museo Mark Chagall di Vitebsk
Mark Chagall
era indifferente alla gloria, ma avrebbe voluto che la sua arte fosse conosciuta e amata in patria.
Forse non ogni abitante dell’Europa oppure dell’America sa dove si trova la BELARUS, ma se direte che vivete nella patria di Mark Chagall –a Vitebsk, in Belarus, subito esclameranno: “Chagall! Vitebsk!” e certamente vi accoglieranno come l’ospite più caro.
Nonostante questo nome, risuoni liberamente da noi, neanche da dieci anni, siamo orgogliosi del fatto che la nostra patria abbia regalato al mondo un tale geniale artista e cerchiamo di fare in modo che ognuno possa toccare la sua arte.
La strada del ritorno in patria del grande maestro si è prolungata per quasi 70 anni. All’inizio, completa incomprensione e dispiacere. Adesso, il Museo Mark Chagall a Vitebsk, e ogni anno lo svolgersi delle “Giornate Internazionali di Chagall” (quest’anno si sono tenute le undicesime). Nell’ambito delle Giornate Internazionali di Chagall, ogni anno si tengono le “Letture e Incontri Chagalliani”. I lavori realizzati nel corso degli incontri, si aggiungono alla collezione di pitture e grafici di arte moderna del Museo Mark Chagall nella sua patria.
Nel mondo esistono solo due musei di Mark Chagall: il museo “Il Messaggio Biblico di Mark Chagall” a Nizza nel sud della Francia, creato quando il grande artista era ancora in vita e il “Museo Mark Chagall” di Vitebsk, il quale, quest’anno, compie dieci anni, e che rappresentava il sogno di Chagall, in tutti gli ultimi anni della sua vita. In questi anni il Museo Mark Chagall di Vitebsk è diventato un grosso centro per lo studio e la propaganda dell’arte del grande conterraneo, e, anche, l’unico in Belarus, in possesso della meravigliosa collezione di grafica di Chagall e della biblioteca d’arte dell’inizio del XX secolo.
Adesso ogni visitatore del museo può vedere la poesia e la leggerezza delle litografie a colori per il libro di Jack Lassen, il ciclo delle litografie a colori per la Bibbia, le molto "vivaci acqueforti” per il libro di Marcel Arlan “La Maternità”, e le 96 acqueforti per “Le Anime morte” di Gogol, e una delle prime acqueforti dell’artista datata 1922 – “La Nonna” della serie delle illustrazioni per il libro autobiografico dell’artista “La Mia Vita”. Il futuro artista aveva con la nonna una rapporto buono e semplice. Lei era bassa, esile, con il fazzoletto, la gonna sino al pavimento e la faccina rugosa. L’altezza era di poco superiore al metro e tutta la sua anima era piena di fedeltà per i suoi amati figli e nipoti e di preghiere. Mark Chagall ci ha trasmesso, letteralmente in questo modo, sua nonna in quella celebre acquaforte.
Sulla base dei disegni per “La Mia Vita” sono stati rifatti gli interni della Casa Museo della Via Pokrovskaja, le mura della quale ricordano Chagall e il luogo dove ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza.
Come cento anni fa, la stanza dei ragazzi è tappezzata da carta da parato azzurra, nel finestrino il lumino che con la sua luce tenue rischiarava la stanza di sera. Vicino alla finestra, la panchina, dove il futuro artista amava sedersi e disegnare guardando attraverso la finestra. Quando sporcava tutto intorno con le tinte e veniva cacciato via, Mark, si intrufolava in cucina sopra il caminetto e seduto là disegnava, questo era il suo studio numero 2.
L’illustrazione de “La Mia Vita” ha rappresentato la prima esperienza di Chagall nella tecnica di incisione, fu fatta una intera serie di acqueforti che furono pubblicate quell’anno a Berlino sotto forma di cartella senza testo. Più tardi Mark Chagall scrisse: “mi sembrava che qualcosa mi mancasse se, lasciato da parte il colore, non mi fossi occupato, in un determinato momento della vita, di incisione e litografia. A partire dalla stessa infanzia, quando solo iniziavo ad usare la matita, cercavo qualcosa che potesse straripare come un grande torrente indirizzato verso una lontana ed attrattiva riva. Quando prendevo una pietra litografica oppure una tavola di rame, immaginavo che nelle mani ci fosse un talismano, mi sembrava che potessi collocare in loro tutte le mie sofferenze e gioie”
Nel 1923-25 Chagall su ordinazione del famoso editore e commerciante Ambroise Vollard crea una serie di illustrazioni per il poema di N.V. Gogol “ Le Anime Morte”, negli anni seguenti le illustrazioni per “Le Torri” di Lafontaine, per il libro di Marcel Arlan “La Maternità” e per la Bibbia. Ambroise Vollard era un personaggio unico. Chiamava al lavoro sui libri, grafico-illustratori e disegnatori non professionisti, voleva creare libri dove parola e immagine fossero un tutt’uno. Mark Chagall con le sue acqueforti per “Le Anime Morte” riuscì a mostrare tutta la profondità dell’arte di Gogol. Nell’illustrazione della città gogoliana della “Gubernia” (entità amministrativa nella Russia zarista N.d.T.), si riconosce l’immagine natale e provinciale di Vitebsk. L’artista facilmente miscela passato e modernità, un’epoca storica con un’altra. Chagall amava giocherellare nei suoi lavori. Nell’acquaforte “Chichikov fa i salti” nell’ornamento degli stivali di safjan (speciale lavorazione della pelle di pecora o capra dipinta con colori forti N.d.T.) leggiamo una parola indecente e vicino, nella gamba dello sgabello, “scemo”. Le cinque acqueforti - “La Vergogna”, “La Nascita”, “La Rissa”, “La Coppia nel letto” e “Visita nella finestra” per il libro di Marcel Arnal “La Maternità” comprendono in sé tutto soggetto del libro.
Le litografie per il libro di Jack Lassen e la gran parte delle litografie per la Bibbia, le acqueforti per “La Maternità” di Marcel Arlan , l’acquaforte “La Nonna” e la moltitudine dei libri d’arte sono stati donati al Museo “Mark Chagall” dal Dottor Heinrich Mandel della Germania. La meravigliosa serie di acqueforti per “Le Anime Morte” di N.V. Gogol, il Museo la deve alle nipoti dell’artista, Meret Meyer-Graber e Bella Meyer.
Negli anni del dopoguerra la grafica di stampa di Mark Chagall incomincia ad avere il colore, il quale, aiuta in maniera più completa l’autore a trasmettere i suoi pensieri nell’una e nell’altra litografia. Laddove, Chagall incomincia a trattare l’inizio della Bibbia, quando vuole mostrare l’uomo nel paradiso, decide di lavorare con i toni caldi, e invece, laddove, ad esempio, Chagall tratta il tema dei profeti, i quali predicono la distruzione di Gerusalemme e la fine del popolo ebraico, decide di lavorare con toni scuri e tenebrosi. Ecco il “Profeta Isaia”, che innalza le mani, e dice: “Gerusalemme verrà distrutta”. E persino il sole rosso fuoco nell’angolo superiore del lavoro e lo stesso sfondo nero rafforzano la sua drammaticità. Interessante è anche l’immagine di Mosè, nelle tre litografie vediamo la raffigurazione del Mosè con le corna, ma nella Bibbia, quando Mosè scende dal monte Sinai dove ha ricevuto la Tavola dei Comandamenti da Dio, la sua testa era circondata da luce. Il primo che ha disegnato Mosè con le corna è stato Michelangelo, in quanto ha tradotto erroneamente la parola ebraica “karan” –“brillare” come “keren” – “corna”. Chagall certamente sapeva che si trattava di “luce” e non di “corna”, ma evidentemente decise di non violare la tradizione e raffigurò Mosè con le corna.
Un anno prima della propria morte, la figlia dell’artista Ida Chagall ha donato al museo tre straordinarie acquetinte: “Aleco” “Piero” e “Gli innamorati sotto l’albero”, tutti e tre i lavori sono autografati dall’artista e realizzati su preziosa carta pergamena che contiene in trasparenza i simboli di Mark Chagall – Ramo d’olivo e la mano di Dio -.
Chagall amava Pushkin e tutte le cose russe – la lingua, la letteratura, la musica. L’estate del 1943 crea in Messico la scenografia del balletto “Aleco” allestito da L. Mjasin sul soggetto del poema di Pushkin “Gli Zingari” e la musica del “Trio di pianoforti” di P.I. Chajkovskij. A proposito della scenografia di “Aleco” Chagall disse in una conversazione con il critico francese Lassen: “Volevo penetrare nell’essenza di “Aleco” non illustrandola e senza copiare una certa cosa. Non volevo rappresentare qualcosa, volevo che il colore parlasse e recitasse da solo. Esiste una differenza fra il mondo nel quale viviamo e quello in cui entriamo nel teatro.”
Nel 1956 Chagall crea il dipinto Aleco, dopo quattro anni, sulla sua base, si realizza l’acquatinta dove sono raffigurati, volando sulla luce della luna, Aleco e Zemfira. Il profondo e solenne colore blu, riempie il lavoro di armonia, ma nonostante questo si sente l’acuta drammaticità e l’assimilazione dell’energia vitale. Questa drammaticità è sottolineata soprattutto dalla raffigurazione del gallo rosso fuoco: come se volasse via dagli eroi del dramma e contemporaneamente li richiamasse con sé. Il gallo per Chagall, come nel folklore di molti popoli del mondo, rappresenta il simbolo del tempo, del fuoco, del sole, dell’inizio attivo maschile e creativo. A destra dell’angolo inferiore del lavoro –la raffigurazione della natale Vitebsk, l’amore e il ricordo della quale Chagall ha portato con sé attraverso tutta la vita. Questo, forse, è l’unico artista al mondo che amava così tanto la sua città, da raffigurarla, letteralmente, in ogni lavoro. Ed ecco vediamo l’amata via Pokrovskaja, nella quale visse, e la Chiesa di Ilja che si trovava non lontano da casa. A sinistra un pezzo di Parigi, città nella quale Chagall si affermò come artista, dove trascorse i principali anni dello studio e che lo accolse dopo la partenza dalla Russia.
E quali che fossero le tragiche intonazioni che risuonassero nell’arte di Mark Chagall, lui conservò, sempre, la profonda convinzione che il mondo, alle origini, fosse splendido e buono nei confronti dell’uomo.
19.07.2001
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