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SHKARUBO

ESTATE DELLA CULTURA BIELORUSSA IN SARDEGNA 2003

All'Alba di una nebulosa giovinezza

dal 08/07/03 al 03/10/03

Ambasciata Repubblica Belarus in Italia, Ministero Cultura Repubblica Belarus, Centro per Le Relazioni Internazionali Ministero Istruzione della 

Repubblica Belarus, Palazzo Repubblicano Cultura di Minsk

 

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MUSEO EXMA' CAGLIARI Via Logudoro

dal 08/07/03 al 03/10/03

 orario 9:00-13:00     17:00-24:00  Lunedì chiusura settimanale

Mostra di Valerij Shkarubo

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Il più grande paesaggista della Repubblica Belarus, uno dei più importanti pittori bielorussi

a cura

  Assessorato Cultura Comune di Cagliari

Associazione Sardegna Belarus

PATROCINIO

Ambaasciata della Repubblica Belarus in Italia

 

TUTTI I QUADRI DI VALERIJ SKARUBO IN MOSTRA A CAGLIARI - clicca

 

VALERIJ SHKARUBO

Presentazione

Valeriy Fedorevich Shkarubo è considerato uno degli artisti più interessanti della Repubblica Belarus. Nato nel 1957 nella città di Borisov, nel 1981 ha concluso gli studi presso l’Istituto Statale Bielorusso di Teatro e d’Arte. Ha cominciato ad esporre le proprie opere dal 1984, ha esposto con mostre personali e collettive a New York, Mosca, Berlino, Parigi, Vienna, Bruxell, Vilnius, Torino, Roma, Pechino, Ginevra. E’ membro dell’Unione Bielorussa degli Artisti. Suoi lavori possono essere ammirati presso il Museo Nazionale d’Arte e il Museo d’Arte Moderna della Repubblica Belarus, in svariati musei etnografici di diverse regioni della Belarus,  nel Museo d’Arte “Gintay” di Pechino, nel Museo d’Arte Straniera del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, in collezioni private negli Stati Uniti, Francia, Italia, Germania, Belgio, Grecia, Austria, Slovenia, Danimarca, Turchia, Polonia, Russia. E’ uno dei principali ritrattisti del paesaggio bielorusso. Nei  suoi quadri le distese innevate, i boschi, le strade rurali, i villaggi della campagna bielorussa. Dietro ogni sua opera c’è un grande lavoro di preparazione nella ricerca del soggetto, una tecnica affascinante e scrupolosa, una particolare raffinatezza, un fine colpo di pennello, un’armonia di luce e colori, una profonda variabilità delle atmosfere eteree e luminose. Paesaggi pieni di tristezza e serenità, emozione e luce, che risulta impossibile guardare rimanendo indifferenti. Il paesaggio rappresenta per l’artista un mezzo attraverso il quale portare allo spettatore quel mondo di idee, immagini, e sentimenti, che vanno a formare il contenuto della sua arte. Shkarubo lavora molto a diretto contatto con la natura, ma il vero “quadro-paesaggio” nasce in solitudine dopo lunga e lenta meditazione nel silenzio dell’atelier. Nei suoi paesaggi l’assenza di presenze umane crea una ulteriore barriera di mistero,  e rende l’atmosfera alquanto irreale. Ama di stadi di transizione in natura – gli ultimi giorni d’autunno, gli inizi di primavera, il crepuscolo, la sera, la nebbia, l’ultimo raggio di sole.......

Gli elementi del paesaggio disposti nella superficie del dipinto, la successione dei piani e degli spazi – tutto è subordinato al raggiungimento del compito primario: comunicare il pensiero dell’autore, trasmettere il suo stato emozionale a noi che ammiriamo i suoi quadri. E se credere all’affermazione che dice che, l’artista inizia là dove nasce il contatto con la natura, questa presa di contatto con Valeriy Fedorovich Shkarubo è gia avvenuta, e si può affermare che la sua arte ha assorbito in sé le migliori tradizioni del paesaggio realista del XX secolo. 

 

 

 

 

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Il brusio dell’anima quieta della terra

del Prof. Giorgio Pellegrini - Assessore alla Cultura Comune Cagliari

Docente Universitario di Storia dell'Arte - Critico

Scampata — suo malgrado — alla vertigine finale della parabola artistica novecentesca, la produzione estetica di quella che fu l’Unione Sovietica, si é trovata all’improvviso, dopo la perestrojka e quel che ne seguito, davanti al classico bivio. Cessata la tutela avviluppante, eppure sostanziosa, dell’apparato sindacale-statale, con tutte le sue direttive estetiche, si presentava impellente all’artista, denudato della storica cortina — opprimente ma protettiva — l’obbligo di una scelta. Da un corno del dilemma flautavano suadenti le nuove “tattiche retoriche” del Concettuale e tutto il variopinto corteggio di quell’arte d’Occidente, più o meno censurata dal regime tascorso, che prometteva libertà e facilità di omologazione ma senza garantire la pagnotta. L’altro sentiero era semplicemente lastricato di coerenza e riconduceva, senza falsi adeguamenti alle chimere dell’ovest dell’arte, nel territorio sicuro e collaudato del realismo, con tutti i rischi evidentemente compresi. E un vantaggio. Quello di una professionalità accademica perfettamente acquisita dopo un percorso selettivo e didattico che era unico al mondo. Su quella base granitica, a volte così dura e pesante da schiacciare in una disperata immobilità, molti artisti hanno saputo guardarsi intorno e coraggiosamente hanno incominciato a lavorare per infondere nuova originalità e freschezza concettuale in una materia troppo spesso opaca, densa eppure sicura. Valery Shkaruba è uno di questi. Favorito anche da quel cauto conservatorismo, che ha impedito alla giovane Repubblica Bielorussa di essere investita in pieno dal vento del mutamento improvviso nel nome di un’occidente ad ogni costo, questo pittore straordinario ha  frugato nelle pieghe della Storia dell’arte contemporanea, sino a trovare una chiave. Un congegno solido e ben collaudato già da oltre un secolo, che Shkaruba ha saputo ripulire dalla ruggine del tempo e innestare, con risultati semplicemente avvincenti, nella materia perfetta del suo personalissimo realismo. E così l’antico trucco impressionista della complementarietà dei colori puri, già perfezionato dai puntinisti francesi e ancora dai divisionisti italiani, ritorna  nelle tele di questo capace artista bielorusso con piglio moderno ed esiti particolarissimi. Nei grandi paesaggi di Valery Shkaruba non é infatti solo il selenzio immenso degli sconfinati pianori bielorussi, la stanchezza autunnale di una terra inesorabilmente intrisa d’acqua, algida di neve; non é solo il profondo tiepido, nel grembo oscuro delle foreste, ferme al rigoglio possente e disumano della preistoria. Mano mano che ci si avvicina alle sue tele si avverte un ritmo fibrillare di colori sminuzzati sino a cogliere un’ostinata frantumazione microscopica del tessuto cromatico: sempre sapientemente ingabbiato — però — nelle maglie di un robusto naturalismo. Ed é, questo tessuto quasi energetico, capace di accentuare la presenza fisica della natura più che di annullarla in un prevedibile continuum di percezioni sottili: trucco divisionista che evoca a volte certa schietta gagliardia strutturale del nostro Segantini ma con uno spirito evidentemente più moderno. Vicino, nella disinvoltura concettuale della texture, a certe libertà, più recenti, della Nuova Pittura, tali da sfiorare, in alcune splendide raffigurazioni, il filo di una calcolata, accattivante ambiguità tra figura e astrazione, sempre tenuta a debita distanza dalla suggestione del trucco facile. E a sventare il pericolo dell’ovvio vale una perfezione tecnica semplicemente sconcertante, dove il rigore compositivo e la sapienza cromatica riescono comunque a convivere con l’alito vitale di una Natura che domina sempre la tela, forte di una sua realtà assoluta, che inebria con il profumo intenso della terra, sonora del brusio della sua anima quieta

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LA CRITICA

Le grandi pianure innevate fra oriente e occidente in mostra all’EXMA’

Refrigerio per gli occhi e per l’animo nell’afosa estate cagliaritana

31 splendidi quadri di Valerij Shkarubo

uno dei più grandi paesaggisti dell’ex Unione Sovietica

 

Gli amanti dei grandi paesaggi, dei linguaggi della natura fatti di neve, di fiumi ghiacciati, di rugiada accarezzata dal vento, di foreste sterminate dove il verde della vegetazione, il bianco innevato, l’azzurro dei laghi si confondono in un tutt’uno, delle misteriose pianure fra oriente e occidente, non possono perdere l’occasione rappresentata dalla mostra di Valerij Sharubo l’artista bielorusso considerato uno dei più grandi paesaggisti viventi di tutta l’ex Unione Sovietica.

I 31 quadri in esposizione, moltissimi di dimensioni considerevoli, rappresentano una vera e propria finestra virtuale dove il visitatore può immergersi per ritrovare quell’intimo contatto con la natura che la frenetica vita quotidiana sembra averci scippato.

 

Ferragosto immersi nelle grandi pianure innevate, 

fiumi e laghi ghiacciati

Per i turisti di ferragosto, per i cagliaritani costretti in città e oppressi dal caldo eccezionale che ci tormenta ormai da qualche mese, un oasi di cultura e refrigerio artistico è rappresentata dell’EXMA’ di Cagliari in via Logudoro. Pianure innevate, fiumi e laghi ghiacciati, petali di ghiaccio e alberi ricolmi di neve, sono i soggetti di Valerij Shkarubo uno dei più importanti paesaggisti dell’Ex Unione Sovietica, che espone 31 splendidi lavori sotto l’Egida dell’Assessorato alla Cultura di Cagliari. La tecnica sopraffina di questo grande artista riesce a conquistare l’attenzione del  visitatore, portandolo da una sensazione metafisica ad una puramente fisica, un vero e proprio viaggio attraverso lo spazio e le stagioni. Valerij Shkarubo arriva a Cagliari dopo aver esposto a New York, Mosca, Berlino, Parigi, Vienna, Bruxell, Vilnius, Torino, Roma, Pechino, Ginevra, Atene, Vienna, Copenagen.

 

 

 

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