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FOLGORATO SULLA STRADA PER GOMEL - Appunti di Raffaele Iosa sul recente viaggio nella regione di Gomel
05.06.2010 - 23:52
Sono stato a Gomel per la prima volta, dopo 30 viaggi in Belarus ed ho capito quello che ancora mi mancava. Una città ed una regione fortunatissima per la geografia, al bordo di un grande fiume navigabile (la Dniepr) e al confine tra tre stati, ma diventata il cratere concreto e simbolico della vera catastrofe di Chernobyl. Qualcuno di noi aprirebbe in Italia un negozio di funghi porcini e di frutti di bosco cresciuti in questa regione a due passi da Chernobyl?
Eppure una città vivace, dove ho lavorato con persone che rappresentano la vera nuova Bielorussia: persone che non chiedono carità ma sviluppo e futuro, dopo una catastrofe di cui sono incolpevoli e che tocca tutto il pianeta sul tema del rapporto tra uomo, tecnologie, potere, sviluppo compatibile.
Qui ho capito fino in fondo che c’è una nuova Belarus in crescita che condivide davvero molti dei nostri pensieri sulla cooperazione (la canna da pesca e non il pesce) e che sta lavorando sul serio, non aspettando dall’alto e da fuori il miracolo.
Ho avuto l’onore di tenere un seminario affollatissimo di 150 psicologi ed operatori sociali della regione sull’inclusione presso il Dipartimento di psicologia sociale dell’università, nella città del mio amatissimo Lev Vigotsky, padre della psicolinguistica e della pedagogia moderna del 900.
Ho trovato grande sensibilità sui temi dell’inclusione sociale dei bambini, sia orfani che disabili per forme alternative alle istituzionalizzazioni. Soprattutto ho avuto la conferma che mentre noi continuiamo a pensare se fare case famiglia o aiutare gli istituti, loro…stanno già chiudendo gli istituti e sviluppando forme nuove di socializzazione, per cui chiedono conoscenze ed esperienze più che scarpe e maglioni. Ringrazio calorosamente il capo Dipartimento di psicologia sociale, l’amica professoressa Gala Hatalaska, di cui pubblicheremo fra breve nuovi documenti, tra cui la sua relazione sul seminario. E’ per noi solo il primo contatto di lavoro con l’università di Gomel: stiamo aprendo una collaborazione intensa, che avrà da settembre altri appuntamenti, tra cui un master sul micro credito alle comunità povere, la formazione ai giovani per ideare cooperative economiche dal basso, la formazione di buone prassi per l’inclusione sociale, ecc… Lo faremo noi AVIB con università italiane e strutture pubbliche del nostro paese. L’esperienza della Sardegna e di Cagliari sui medesimi temi a Minsk ci insegna che questa è la strada, nella quale la Belarus non è affatto ferma, né indietro, né vecchio stile sovietico!
Nella conferenza economica a Gomel e nei colloqui con gli amici bielorussi ho colto il loro grande interesse per la nostra metafora sulla canna da pesca come solidarietà anche per ragioni di geopolitica della globalizzazione sulla quale il volontariato deve essere molto più sensibile. Si coglie a Gomel il desiderio che la cooperazione economica con gli altri paesi eviti quelle patologie della de-localizzazione che vediamo così gravemente lesive dei diritti umani in quei paesi dove le ditte occidentali vanno a sfruttare il mercato con salari bassissimi e scarse garanzie di diritti, senza lasciare alcuna dote di autogoverno economico reale. C’è a Gomel, come in altre parti della Belarus, desiderio di un’economia sana, che parta dal basso e che abbia nei cittadini bielorussi forme di partecipazione al loro destino. Non un’altra pattumiera del ricco occidente. Da qui: ricerca di soluzione sulle piccole e medie imprese, sulle cooperative di giovani, sulla micro-imprenditorialità diffusa. L’AVIB non può sbagliare: quando si fa cooperazione e solidarietà amando i giovani e cercando un futuro vero ci vogliono idee chiare. Non abbiamo nulla contro accordi commerciali ed economici di tipo macro, ma ne vediamo i limiti se non sono accompagnati da una crescita economica vera e da un benessere diffuso che eviti l’arricchimento dei soliti pochi.
Questa analisi conferma la bontà di molte nostre prospettive: dalle case famiglia agli aiuti per i giovani dopo i 18 anni, che è il vero problema odierno del nostro volontariato con i ragazzi bielorussi: l’elevatissimo rischio di devianza e di povertà finita la scuola! Conferma la logica del co-finanziamento e della partecipazione ai progetti evitando aiuti chiavi in mano.
Si conferma per noi una prospettiva coraggiosa, che ha bisogno di maggiore unità di rete tra di noi.
Sempre a Gomel ho vissuto una magnifica serata con gli amici di Help for children di Parma che erano lì anche per noi AVIB a distribuire il primo carico umanitario fatto insieme. Da loro la stessa idea che l’invio di aiuti umanitari di emergenza (scarpe, vestiti, ecc…) pur essendo ancora utile, rappresenta via via il passato, e corre oggi dei rischi di abituare i bielorussi alla passività piuttosto che alla crescita. Ho visto soprattutto volontari italiani giovani e mi si è aperto il cuore.
La visita a Gomel mi ha folgorato sullo scarto presente: saremo capaci di comprendere l’unico possibile futuro, di superare il piccolo narcisismo di ogni associazione e fare rete?
Io non credo che per l’AVIB vi sia altro futuro possibile, pena cadere nella routine e nell’inutilità. Non abbiamo alcun interesse di potere e di sopravvivere per forza: a portare bambini in vacanza in Italia ci possono pensare le agenzie di viaggio.
E come non comprendere che solo una visione d’insieme, che dura i 365 giorni di vita dei bambini ospitati, rende interessante e significativo migliorare i soggiorni in Italia come opportunità di sviluppo e continuità di crescita e non “distacchi” dalla realtà quotidiana? Anche i soggiorni prendono così un diverso colore e valore! Altro che qualche giorno in più in Italia senza qualità!
Non abbiamo rifondato l’AVIB per gioco né per potere, ci lavoriamo con la passione e la chiarezza che tutti vedono e leggono, ma c’è un punto di non ritorno che la visita a Gomel mi ha confermato.
A settembre l’AVIB terrà la sua Presidenza e l’Assemblea annuale. Chiedo alle nostre associazioni e a tutte le associazioni di buona volontà di fare, con realismo, umiltà ma anche coraggio, un salto di qualità per una maggiore cooperazione di rete tra di noi: case-famiglia, interventi sui bambini oncologici organici e non emergenziali, progetti per i ragazzi maggiorenni sempre più forti e coordinati, aiuto allo sviluppo reale dei giovani non casuale e colonialista, micro-credito alle comunità locali povere.
Nell’AVIB lavoriamo per rappresentare bene il volontariato italiano in Belarus (ecco perché la sede di Rappresentanza a Minsk), la sua organizzazione è ormai curvata come struttura di servizio (e non di potere) alle associazioni e alle famiglie (ecco perché AVIB POINT).
Intanto: buoni soggiorni a tutti i ragazzi bielorussi in Italia e buon lavoro a tutti. Il nostro telefono S.O.S. AAVIB è sempre aperto, e come sempre siamo al vostro fianco per ogni problema.
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