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L'AVIB sul caso della piccola bielorussa "D" in soggiorno in Italia
30.06.2010 - 18:49
Apprendiamo dalla stampa e da fonti ufficiali di un caso di una bambina bielorussa ospite di un'associazione in Puglia, la cui madre con permesso di soggiorno nel nostro paese avrebbe richiesto il ricongiumento familiare non seguendo le normative di legge ma "approfittando" della presenza della figlia in Italia con i soggiorni di risanamento post-Chernobyl.
L'articolo del quotidiano barese che ne parla (Gazzetta del Mezzogiorno) è pieno del solito folklore di maniera sulla Bielorussia (morti di fame, ecc..) e fa un romanzo pietoso e piagnone su una questione certamente complessa e dolorosa ma che ha molti, troppi punti oscuri.
Esprimo, prima di tutto, solidarietà con l'associazione che si è trovata "imbrogliata" da questa vicenda e mi complimento per la fermezza e la ragionevolezza dimostrata.
I soggiorni di risanamento non vanno mai utilizzati per altri scopi, per nessuno scopo che non sia la gratuita solidarietà. Ne va non solo dei nostri rapporti internazionali, ma anche e soprattutto della qualità dell'encomiabile impegno di migliaia di famiglie italiane.
Troppi aspetti di questa vicenda sono comunque strani e sconcertanti: ad esempio perchè la madre non ha utilizzato i normali canali per ottenere il visto per il ricongiungimento della figlia, oggi facilissimamente concedibile dalle nostre Ambasciate? Perchè utilizzare questo "canale anomalo"? Se vi fosse un problema con il padre naturale di "D" (come sembra segnalare l'articolo) ricordo che in Italia come in Bielorussia la patria potestà è sempre comune, e che nei casi di divorzio o separazione l'affidamento dei figli va deciso dal "giudice naturale", che è per Costituzione e norme internazionali sui diritti dei minori il giudice dei minori bielorusso, non italiano. E' quindi sorprendente che la Cgil e l'assessore regionale Alba Sasso si siano fatti "parte" di un questione di grande delicatezza giuridica ed umana. A meno che non si continui a pensare alla Repubblica di Belarus con i soliti triti e vecchi pregiudizi, che fanno solo danno all'intelligenza e all'amicizia tra i due paesi.
Deve quindi vincere la legalità e l'umanità, non approfittando del nostro impegno solidale pe risolvere "in casa" storie complesse che coinvolgono i bambini. Questa vicenda pare premeditata, ed è sorprendente la leggerezza di alcuni che non conoscono bene la storia di solidarietà tra Italia e Belarus, e che potrebbero invece lavorare per facilitare i visti di accesso in generale in Italia, ma seguendo le leggi normali, e non complicarsi in modo un po' demagogico per casi che già oggi potrebbero avere facili soluzioni giuridiche assolutamente favorevoli, ma nel rispetto dei diritti di tutela della bambina.
Non ci pare vi sia quindi alcuna "emergenza" da risolvere rivolgendosi al giudice italiano, ma il ripristino della legalità. La bambina "D" torni pure in Belarus, non la ruberà nessuno.
La madre chieda pure il visto per il ricongiungimento, l'Ambasciata italiana non avrà difficoltà se la situazione legale della bambina è certa. Accade spesso che in conflitti coniugali i bambini siano utilizzati e "strappati" da vicende in cui sarebbe opportuna maggiore prudenza e riservatezza.
Per quanto ci riguarda, l'AVIB ha preso contatti con l'assessore Alba Sasso (amica e collega professionale del Presidente Iosa) e il sindacato Cgil di Bari per esprimere il nostro punto di vista generale e particolare sul caso, che vogliamo venga nettamente separato dalla regolare e positiva attività dei nostri soggiorni, in cui tutte le associazioni e le famiglie italiane rispettano rigorosamente gli accordi presi dal 2007 con la Repubblica di Belarus. Raffaele Iosa Presidente AVIB
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